SHARAPOVA: “FELICE DEL MIO TENNIS”

Le conferenze stampa al termine della terza giornata dell’Australian Open. Sam Stosur perde contro Jie Zheng: “È stato un black out mentale”. La cinese: “Combatto sempre su ogni palla”.

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Ciclone Maria Sharapova. D’accordo chele due avversarie affrontate fin qui (Puchkova e Doi) non erano un credibile banco di prova ma la bella siberiana le ha umiliate non lasciando loro nemmeno le proverbiali briciole. Insomma si è qualificata per il terzo turno degli Australian Open con un bilancio di 24 giochi vinti e nessuno perso. Sembra essere arrivata nelle migliori condizioni a questo primo Major stagionale. Lei stessa si è detta molto soddisfatta della sua prestazione in conferenza stampa: «Non conoscevo molto la mia avversaria, ho cercato di restare sempre concentrata e fare il mio lavoro fino in fondo. Non sempre è facile non perdere la concentrazione , soprattutto quando sei avanti di un set e un paio di break. Non ho mai alzato il piede dall’acceleratore perché la mia testa è sempre concentrata al punto successivo e il mio obiettivo è di vincere quanti più quindici possibili. Quando hai le opportunità, piccole porte che si aprono, devi afferrarle al volo. Non mi piace che qualcuno possa leggermi il punteggio in faccia, il mio atteggiamento deve essere sempre lo stesso. Gioco ogni punto come se avessi l’assoluta necessità di vincerlo. Nelle due partite giocate finora sono stata solida e mi sono sbrigata a portare a termine il mio lavoro. Il fatto di non aver perso un game non mi interessa, non è la statistica per la quale spero di essere ricordata un giorno. Voglio lasciare un segno vincendo titoli del Grand Slam, non per due partite vinte 6-0 6-0. L’unica cosa che mi fa contenta è che ho vinto e mi sono qualificata per il turno successivo. Adesso sono pronta per le prossime sfide e so che dovrò alzare il mio livello di gioco». A proposito di sfide future, la prossima avversaria si chiama Venus Williams. L’americana  è arrivata fin qui senza troppe difficoltà e sembra in grado di regalare al pubblico un terzo turno spettacolare. Maria sa bene cosa la attende: «Tra di noi non ci sono segreti visto che abbiamo giocato contro tante volte. Nonostante non sia una testa di serie alta e non abbia giocato per un po’ di tempo, lei è sempre una giocatrice di grande esperienza e un’atleta straordinaria. Quando ci ho giocato a Roma, la qualità del suo tennis mi è sembrata alta e infatti ha giocato una buona partita. Tutti sappiamo di cosa è capace ma quando sei lì fuori a giocare non pensi a quanti titoli ha vinto la tua avversaria o a quanta esperienza abbia. Pensi solo a vincere quanti più punti puoi. Semplicemente ci saranno due grandi professioniste che competono per la vittoria di fronte a migliaia di persone. Ognuna conosce il gioco dell’altra. Spero sarà un gran match». Il recente ritiro di Kim Clijsters è stato l’ultimo di una lunga serie che coinvolge anche Justine Henin e tra i maschietti Andy Roddick. Ma Maria non sembra pensarci poi tanto: «Spesso non ci si pensa ma poi ti capita di guardare al tabellone e di chiederti che fine abbiano fatto certi giocatori e perché manchino e così ripensi al loro ritiro. Ma è inutile guardarsi indietro e rimpiangere il passato, anche adesso ci sono giocatrici che fanno del loro meglio per giocare il loro tennis e vincere. E poi chi si è ritirato magari adesso sta con un mojito in mano guardando noi alla televisione che sudiamo come matti giocando sotto 35 gradi. Quindi non so chi stia meglio». Maria Sharapova ha da poco scoperto Twitter: «Devo ancora imparare molte cose, sto scoprendo adesso come si seguono persone o cose e devo dire che è divertente. Per me è una novità. Ma è interessante. Non mi metterò a usarlo ogni minuto per dire alla gente cosa sto mangiando, non credo importi a nessuno. Ma quando avrò delle cose da dire, lo farò sicuramente. Mi sorprende quanto sia semplice salutare decine di migliaia di fan solo battendo due tasti ma questo mostra il potere dei social media e il fatto che oggi siamo tutti sempre connessi. A volte mia madre mi dice che per catturare la mia attenzione è costretta a mandarmi un messaggio di testo perché io sono alle prese con il notebook da un  lato e il cellulare dall’altro. Questo ci mostra la potenza di questi strumenti. Ma sono contenta di poter condividere alcune cose con i miei fan, è un bel modo di comunicare loro cose che altrimenti non avrebbero potuto sapere».

La sorpresa di giornata, almeno in ambito femminile, è stata senza dubbio l’eliminazione di Samantha Stosur. La giocatrice di casa si è infranta contro il muro eretto dalla cinese Jie Zheng che si è imposta 6-4 1-6 7-5 dopo aver rimontato dal 5-2 nel set decisivo. Arrivata al dunque, la Stosur si è sciolta, come altre volte le abbiamo visto fare in passato, vittima di un’emotività incontrollabile che l’ha oltremodo penalizzata nel corso della sua carriera. Nell’ultima parte dell’incontro ha perso la battuta tre volte di seguito, sprecando la duplice opportunità di servire per il match. L’australiana ha espresso tutto il suo disappunto davanti ai microfoni: «Un brutto modo di concludere una dura battaglia. Mi ero messa in una buona posizione giocando abbastanza bene. Ma poi sul 5-2 ho perso cinque giochi di fila e confesso che in questo momento non riesco a parlarne. Sicuramente il calo al servizio non è dovuto a un problema fisico. Arrivata 5-2 nel terzo, ho solo pensato a mettere in campo tante prime palle e a giocare come avevo fatto fino a quel momento. Dalla fine del primo set avevo vinto tanti game e avevo trovato un buon ritmo che improvvisamente e con grande rapidità è sparito. Non credo di aver comunicato sensazioni negative attraverso il linguaggio del mio corpo. Quando fai un errore ti arrabbi un po’ ma poi cerchi di resettare tutto e di concentrarti sul punto successivo. Ma colpo dopo colpo le cose non hanno funzionato e così cominciano a venirti in mente pensieri assurdi e, senza rendertene conto, hai perso il vantaggio che avevi costruito e questo non dovrebbe mai accadere. Posso dire che è stato un problema mentale al 100%. Ho iniziato a sbagliare qualche palla, a pensare un po’ troppo e l’ho fatto ancora e ancora finché la voglia di non sbagliare era più di quella di tirare un vincente e ho iniziato a giocare per tenere la palla in campo senza commettere errori. Quando sono andata a servire sul 5-2, avevo solo sensazioni positive perché tutto aveva funzionato nei giochi precedenti. Ma poi qualcosa si è rotto: sbagli un colpo lì, una risposta di là, fai una cosa bene e una male. Ho cercato di non farla rimontare ma devo aver sbagliato qualcosa. Ho cercato di dare il massimo ma non ci sono riuscita. E non credo sia un fatto di giocare in casa o meno, è sempre difficile. Ma da domani ricomincerò a fare quello che ho sempre fatto, non cambierò nulla. Ci sono molte cose da migliorare ed è quello che farò per tornare al massimo. Gli aspetti positivi di oggi? Essere riemersa quando ero sotto di un set e aver giocato un buon tennis nei successivi due, o quasi. È una cosa buona sapere che ero riuscita a girare la partita. Il problema è stato la conclusione: quando arrivi a due punti dalla partita, devi finire il lavoro. Ora saremmo qui a parlare di una grande giornata e invece non è così. Lei comunque è stata brava a farmi giocare su ritmi che non mi piacciono e una volta che ci entri non sai come uscirne. Ha spesso preso il comando delle operazioni al primo colpo e questo è molto importante. Poi lei è una combattente e probabilmente l’ho anche aiutata a crederci. Ma sapevo che lei è una che non molla mai, ne ero ben cosciente, e dovevo chiudere il match».

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla gioia di Jie Zheng, semifinalista a Melbourne nel 2010. Adesso la cinese ha la possibilità di andare molto avanti. Ecco la sua versione dei fatti: «Quando ero sotto per 5-2 nel terzo set ho guardato il Campo Centrale e mi sono chiesta quante altre volte avrei potuto rigiocarci. Per questo mi sono detta che dovevo combattere e godermi il match. È molto semplice. Ed è fantastico il modo col quale sono riuscita a rientrare in partita. Ho giocato in modo aggressivo, cercando di prendere la rete per metterle pressione. Il mio coach mi aveva preparata per giocare in questo modo e questa è la ragione del mio successo. Giocare contro Sam Stosur non è facile: ha un gran kick di servizio e un dritto potente. Anche il suo slice di rovescio mi ha creato diversi problemi. La partita che ho giocato contro di lei a Sidney la scorsa settimana mi ha dato molta fiducia: anche in quella occasione ero sotto 5-2 nel terzo e poi me la sono giocata al tie-break. Sapevo di poter rientrare. Da dove prendo il mio spirito combattivo? So di non essere alta e forte. Così tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno sempre detto che se volevo andare lontano, l’unico modo era combattere su ogni palla e stare concentrata su ogni punto. È esattamente quello che ho fatto oggi».

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