MURRAY VINCENTE, FEDERER MAI DOMO

Murray conquista la terza finale a Melbourne con una grande prova di maturità, che lo eleva allo status di campionissimo, sancendo probabilmente anche il sorpasso su Federer. Solo applausi però per lo svizzero, che ha gettato la spugna solamente quando la stanchezza non era più sopportabile

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Tennis. Melbourne (Australia). Andy Murray è diventato grande. La seconda semifinale dell’Australian Open 2013 ci conferma il salto di qualità fatto dal 25enne di Dunblane, che già avevamo ammirato nella seconda parte dell’anno scorso.  Il 6-4 6-7 6-3 6-7 6-2 con cui il numero tre del mondo ha superato Roger Federer è l’ultima tappa della crescita costante del giocatore scozzese, che ora può definitivamente lasciarsi alle spalle la nomea di perdente di successo e ambire a scalare gli ultimi due gradini che conducono alla vetta del tennis mondiale. Se infatti a New York, molti “detrattori” ritennero lo scozzese favorito da un tabellone che prima della finale non gli aveva messo di fronte un fab four e agevolato dal vento nello scontro con Djokovic, a Melbourne Murray è riuscito ad arrivare in finale senza avere “aiutini” di sorta.

Nonostante tutti gli alti e bassi fatti registrare anche nella partita di oggi, senza i quali il campione olimpico avrebbe potuto chiudere il match in quattro, se non addirittura in tre set, Murray ha dimostrato di essersi lasciato alle spalle i comportamenti immaturi, che in passato gli sono costati più di una vittoria. Contrariamente a quanto gli accadeva negli anni scorsi, ora lo scozzese è capace di dimenticare le occasioni perdute e anche dopo aver gettato al vento le chance è in grado di ricominciare a giocare senza pensare a quello che è accaduto e senza lasciarsi andare ad inutili scenate di rabbia.

Oggi di occasioni in cui lo scozzese avrebbe potuto perdere la testa ce ne sono state: il secondo set buttato via nel tiebreak, a causa di una balbettante volee alta che ha “regalato” il passante a Federer e soprattutto un quarto set perso dopo aver servito per l’incontro sul 6-5 ed essere arrivato a due punti dalla vittoria per due volte, prima di subire la violenta reazione della miglior versione del Federer odierno. Murray ha reagito benissimo in quei due frangenti, dominando terzo e quinto set con grandissima personalità.  

Il punteggio finale forse non rende l’idea della superiorità mostrata oggi dal giocatore scozzese. Murray è stato migliore di Federer sotto ogni punto di vista. Ha servito benissimo (21 ace, record del torneo), risposto altrettanto alla grande, limitando moltissimo la battuta dello svizzero, e, abbastanza sorprendentemente, è stato capace anche di produrre più gioco e colpi vincenti (62 a 43), utilizzando una tattica costantemente aggressiva. Il colpo decisivo, nella partita di oggi, ma più in generale nella crescita del tennista di Dunblane, è stato il diritto, fondamentale che sta diventando sempre più sicuro e che permette allo scozzese di ottenere molti più punti veloci rispetto al passato.

Se la partita è stata così lunga (4 ore esatte) e il punteggio così tirato, lo si deve soltanto a quel gran campione che risponde al nome di Roger Federer. Nonostante a livello di tennis, Murray oggi sia stato sempre superiore in ogni aspetto del gioco, lo svizzero è riuscito ad allungare il match fino al quinto, mettendo in campo tutto il suo orgoglio e la sua grinta, quasi a rifiutare di perdere. Eccezionale in questo senso è stato il dodicesimo gioco del quarto set, quello in cui Murray ha servito per il match. Lo svizzero si è trovato indietro 30-15, ma da quel momento si è attaccato alla partita con tutte le sue forze, ha risposto a due prime quasi imprendibili dello scozzese e si è conquistato la chance di rientrare in partita, con alcuni colpi mozzafiato (su tutti, il magnifico rovescio lungo linea con il quale ha ottenuto la palla del contro break).

Alla fine Federer, nel quinto set, si è dovuto arrendere alla stanchezza e all’inevitabile maggiore brillantezza del giocatore britannico, che, come era ampiamente prevedibile, sulla lunga distanza, è stato agevolato dai sei anni di meno sulla carta d’identità e dal minor numero di ore passato in campo per raggiungere la semifinale.

Quella di oggi è la prima vittoria di Murray contro Roger Federer in un torneo del Grande Slam. Il diciassette volte campione di Slam, era l’unico scalpo tra i fab four, che lo scozzese ancora non aveva raccolto nei major. Un successo che probabilmente sancisce il sorpasso dello scozzese sullo svizzero, indipendentemente da quello che dirà la classifica al termine di questo torneo. Un sorpasso comunque favorito, oggettivamente, dalla differenza di età e dallo scorrere del tempo.

Domenica, contro Novak Djokovic, Andy giocherà la sesta finale di Slam in carriera(bilancio 1 – 4), terza consecutiva e terza a Melbourne (nelle due precedenti non ha vinto nemmeno un set).  Portasse a casa l’Australian Open, il britannico diventerebbe il primo giocatore della storia del tennis a vincere il secondo major, nell’appuntamento immediatamente successivo a quello del primo trionfo in carriera. 

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