NOLE E ANDY PER LA STORIA

Domani alle 19:30 locali (le 09:30 in Italia) Novak Djokovic e Andy Murray scenderanno in campo per contendersi il titolo australiano. Il serbo va a caccia della sesta vittoria Slam – la quarta a Melbourne -, Andy vuole il suo secondo Major consecutivo. Chi avrà la meglio?

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Tennis. Siamo arrivati all’atto conclusivo degli Australian Open, a quello che è sicuramente l’evento più atteso da appassionati e addetti ai lavori: la finale maschile. Quest’anno si affrontano Novak Djokovic (manco a dirlo) e Andy Murray, che replicheranno quindi la finale degli ultimi US Open. A Flushing Meadows si è imposto Andy Murray, che ha così conquistato il suo primo titolo dello Slam dopo quattro finali perse, staccandosi di dosso – forse definitivamente – quella fastidiosa quanto condizionante etichetta di “mezzo campione”.

Il cammino dello scozzese non è stato propriamente irto di ostacoli. Andy è arrivato alla semifinale senza mai rischiare nulla: vere e proprie passeggiate di salute per l’attuale numero 3 del mondo, che si è sbarazzato senza il benché minimo rischio dei vari Haase, Sousa, Berankis, Simon e Chardy, senza perdere nemmeno un set. In semifinale, al cospetto di Roger Federer, ha faticato più del dovuto per suoi demeriti. La partita poteva tranquillamente chiudersi in 3/4 set, tanta era la differenza in campo. Andy era più fresco fisicamente, tirava più forte, più profondo e, soprattutto, serviva in maniera quasi impeccabile. Roger è apparso meno brillante dal punto di vista prettamente fisico, ma la sua incommensurabile classe e un orgoglio incredibile gli hanno permesso di restare a galla e di protrarre il match fino al quinto set; lì le gambe hanno ceduto. La semifinale vinta contro lo svizzero ha dato sì certezze sull’ottimo stato di forma del britannico – alla sua terza finale Slam consecutiva -, ma non ha di certo sgombrato il campo dai dubbi sulla sua tenuta mentale; sembra quasi che non possa fare a meno di concedere qualcosa all’avversario nei match più importanti. Chiariamo: la vittoria del primo Major (proprio contro Nole) e la cura Lendl hanno sicuramente dato risposte incoraggianti per quanto concerne la solidità mentale dello scozzese, ma rimane comunque la sensazione che per battere nuovamente Djokovic in una finale Slam – sulla superficie australiana tra l’altro – serva decisamente qualcosa in più. Le gentili concessioni fatte a Federer, figlie di un evidente calo psicologico, non possono ripetersi contro un avversario ancora superiore sia tecnicamente che mentalmente. Ovviamente, parte del merito va anche all’immenso Federer, capace a 31 anni (dite al resto del mondo che 32 li compie ad agosto) di reggere il confronto con un 25enne all’apice – o quasi – della sua carriera tennistica. Un mostro di classe. Il numero 1 del ranking domani quasi sicuramente non farà sconti e inoltre non c’è il rischio che ceda fisicamente alla distanza. Ergo, per quanto possa sembrare banale sottolinearlo, è essenziale per Andy evitare regali e cali di concentrazione.

Il serbo è alla sua terza finale consecutiva a Melbourne, detiene il titolo ed è il favorito d’obbligo. Il cammino verso la finale non è stato particolarmente arduo, a parte, ovviamente, il quarto turno-thrilling contro Wawrinka. Quello è stato l’unico momento nel quale Djokovic ha seriamente rischiato la prematura eliminazione dal torneo. Ma anche lì – vuoi per un po’ di fortuna, vuoi per una forza mentale fuori dal comune, vuoi per gli sprechi dello svizzero numero 2, non abituato a fare partita pari con i primi della classe – è riuscito a spuntarla. Per il resto, ordinaria amministrazione. In semifinale si è consumata la mattanza del povero David Ferrer (ma c’era davvero qualcuno convinto che l’iberico potesse fare partita pari?), eliminato col punteggio di 6-2, 6-2, 6-1 in meno di un’ora e mezza. Domani Nole va a caccia del suo sesto titolo del grande Slam, con la possibilità di eguagliare Jack Crawford, Don Budge, Anthony Wilding, Boris Becker e Stefan Edberg. Per lui si tratta della settima finale negli ultimi nove tornei dello Slam disputati. Negli ultimi due anni, infatti, ha mancato l’appuntamento con la finale solo in due occasioni: al Roland Garros 2011 e a Wimbledon dello scorso anno. Ha già vinto 3 edizioni dell’Open australiano (2008, 2011 e 2012) e in caso di vittoria raggiungerà a quota 4 Jack Crawford, Ken Rosewall, Andre Agassi e Roger Federer, oltre a diventare il primo giocatore dell’era Open a vincere per 3 volte consecutive il torneo.

Head-to-head Gli head-to-head vedono in vantaggio il campione serbo, che conduce per 10 a 7. È la terza finale Slam tra i due dopo quelle giocate qui a Melbourne nel 2011 (trionfò Nole in 3 set) e quella più recente agli US Open dell’anno scorso (portata a casa da Murray in 5 set). Djokovic ha vinto gli ultimi 2 incontri – disputatisi l’anno scorso – al Master 1000 di Shanghai e alle ATP World Tour Finals.

Ogni volta che ci affrontiamo giochiamo dei match molto fisici. Dovrò essere pronto a sopportare la sofferenza. Spero sia un match sofferto – vorrà dire che è stata una buona partita”, spiega il britannico. Sulla stessa lunghezza d’onda lo sfidante, Novak Djokovic, che ammette: “Ogni volta che abbiamo giocato le nostre sono state partite molto lunghe e fisicamente impegnative. Lui è considerato uno dei ragazzi più preparati dal punto di vista fisico e sono sicuro che sarà in forma.”

A leggerle sembrano quasi le dichiarazioni di due maratoneti. Speriamo che domani si possa andare oltre l’epicità, oltre la battaglia, al di là del logorio fisico e delle capacità di recupero; auspichiamo insomma di poter vedere prima di tutto del buon tennis, perché domani Melbourne incorona il nuovo re: Nole o Andy? Appuntamento fissato per le 19:30 locali – le 09:30 qui in Italia – sulla Rod Laver Arena.

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