LE PAGELLE DELLE DONNE. MA IL 10 È IN TRIBUNA.

Gli Australian Open femminili si sono conclusi. Il bis della Azarenka. Gli infortuni di Serena e Na Li. La rivelazione Sloane Stephens. La delusione Masha. Ma il 10 è per…

Be Sociable, Share!

VICTORIA AZARENKA voto: 8. Nel match di esordio contro Monica Niculescu ha giocato un secondo set in preda all’isteria, ha poi sconfitto nettamente la greca Eleni Daniilidou, è dovuta ricorrere al terzo set contro Jamie Hampton in grande giornata (match che la bielorussa avrebbe certamente vinto lo stesso ma il cui esisto positivo è stato agevolato da un infortunio alla schiena subito dalla statunitense in avvio di terzo set), ha stravinto contro Elena Vesnina, ha rischiato grosso solo nel primo set contro Svetlana Kuznetsova e, giunta in semifinale, pur controllando agevolmente Sloane Stephens quando si è vista recuperare ed annullare cinque match point sul 6-1 5-3 in proprio favore, non ha potuto fare a meno di essere colpita da un attacco di panico che le ha bloccato il diaframma e le impediva di respirare. Tra diagnosi, uscita dal campo della Azarenka, medical time out, rientro in campo, il match è stato sospeso per quasi quindici minuti. Quanto basta per far definitivamente disinnamorare di lei il pubblico australiano. Victoria Azarenka ha vinto il torneo riconfermando il successo del 2012 ed è rimasta seduta sul trono, ma lo ha fatto riuscendo ad evitare il confronto diretto contro Serena Williams (e non è colpa sua), e superando al terzo una Na Li doppiamente infortunata alla caviglia (e non è nemmeno in questo caso colpa di sua). Le sue ‘colpe’, sono di continuare a giocare allamalata immaginaria’, di apparire ‘forzata’ nei suoi tentativi di accattivarsi le platee ostentando un atteggiamento spavaldo che la fanno apparire semmai come una grottesca controfigura del suo amico Redfoo.

 

NA LI voto: 9. E’ lei la vincitrice morale degli Australian Open. Una finale stregata la sua, persa solamente a causa di una duplice distorsione alla caviglia sinistra; infortuni subiti ad inizio di secondo e terzo set, l’ultimo dei quali aggravato da una rovinosa caduta che l’ha vista sbattere la testa sul cemento blu della Rod Laver Arena. Sostenuta dal pubblico australiano, Na Li ha dominato il match sotto al profilo tecnico e, con il sorriso sulle labbra, ha accettato che il fato avverso si sia incaponito contro di lei. Le lacrime sono arrivate al termine del match ma, durante la premiazione, sono subito riaffiorate tutta la sua sportività, la sua intelligenza ed il suo senso dell’umorismo. Nei primi turni della competizione, Na Li ha giocato in sicurezza i match che l’hanno vista opposta a Sesil Karatantcheva, Olga Govortsova e Sorana Cirstea. Negli ottavi la testa di serie numero 6 ha un po’ sofferto contro Julia Goerges ma, annullato un set point nel primo set, è riuscita a regolare la tedesca con il punteggio di 7-6 6-1.  I matchda favoladisputati da Na Li sono però stati quelli vinti contro Agnieszka Radwanka nei quarti, e Maria Sharapova in semifinale. In entrambi i confronti, l’orientale ha letteralmente  sovrastato in potenza e angolazioni le sue avversarie tanto che in molti avevano finito con il considerarla la favorita pure per la finale contro Victoria Azarenka. Nessuno poteva immaginare che la sfortuna la aspettava al varco.

 

MARIA SHARAPOVA voto: 7. La ‘divina’ è arriva in semifinale lasciandosi alle spalle la miseria di nove game persi in cinque incontri. E avrebbero potuti essere persino meno se, durante il match contro Venus Williams; di fatto la sola campionessa, seppure un po’ anchilosata, incontrata da Maria prima di ritrovarsi Na Li dall’altra parte della rete, la siberiana non avesse avuto un piccolo calo di concentrazione e l’americana un prorompente moto d’orgoglio. Poi, in semifinale, la catastrofe: e non tanto per la sconfitta o, paradossalmente, per il punteggio; un 6-2 6-2 tutto sommato falso se si considera che la russa e la cinese sono andate ai vantaggi nella maggior parte dei game. L’aspetto desolante è stato il modo. La Sharapova non è stata vittima di una delle suegiornataccericche di errori gratuiti che magari riesce a far volgere in proprio favore andando ad attingere alla sua proverbiale forza di volontà. No, Maria è stata schiacciata nei suoi punti forti; ha subito il ritmo ed i vincenti della sua avversaria. Fatto insolito per lei contro ‘una’ Na Li; ma a Melbourne c’era ‘una’ Na Li speciale.

 

SERENA WILLIAMS voto: 6. La grande favorita, quella che per tutti (ranking a parte) è la vera numero uno del mondo, è stata la grande sconfitta del torneo. Il 6 è perché si sta parlando di Serena Williams e quindi il rispetto (ed anche un po’ di soggezione) è d’obbligo. Un torneo partito male e finito peggio. Difficile capire la reale gravità dell’infortunio alla caviglia prima, e del risentimento alla schiena poi. Serena s’è affrettata a sminuire entrambi i problemi, ma questo non significa nulla; qualcosa che non andava c’era ed alcune immagini che immortalano la sua caviglia, gonfissima, circolate nei giorni successivi alla sua uscita di scena ne sono testimoni. Nell’arco dell’intero match disputato contro la Stephens, anche mentre stava conducendo senza patemi, il volto della Williams pareva contrariato più che concentrato. Restano i punteggi perentori inflitti alle avversarie fino ai quarti. Resta una sconfitta che è dipesa più dalle sue precarie condizioni che non dalla Stephens.

 

SLOANE STEPHENS voto: 8,5. E’ stata lei la rivelazione del torneo e con ogni probabilità sarà lei la depositaria dell’ingombrante patrimonio che le sorelle Williams lasceranno in eredità al tennis statunitense. E’ d’obbligo comunque sciogliere ogni dubbio: Sloane non è la nuova Venus e nemmeno la nuova Serena. La ventenne di Plantation è una splendida tennista, talentuosa, dotata di una velocità di braccio impressionante e di un ‘colpo d’occhio’ da fuoriserie che rende ancora più esplosiva la già di per se’ eccellente mobilità. Ha strapazzato Halep e Miadenovic. Si è imposta con autorità sulla Robson. Ha recuperato da 1-3 al terzo contro la Jovanovski ed ha finito con il chiudere 7-5. Ha battuto quel mito vivente di Serena Williams in una partita sfalsata ma che è comunque riuscita a portarsi a casa. Ha tirato fuori il meglio ed il peggio da Victoria Azarenka, culminato con il ‘medical time out’ quando la bielorussa si è vista annullare cinque match point. Insomma, Sloane Stephens ha messo un discreto scompiglio in un circuito che avrebbe bisogno di una boccata di ossigeno. E Sloane potrebbe essere la persona giusta.

 

AGNIESZKA RADWANSKA voto: 7,5. Dopo i trionfi ai tornei di Sydney ed Auckland si è presentata a Melbourne in forma smagliante ed ha raggiunto i quarti senza perdere un set per infine sbattere contro il muro Na Li. La polacca, il cui acume tattico è qualcosa di sublime, possiede un campionario di colpi talmente vario che è impossibile evitare di considerarla un fiore nel deserticopianeta tennis’. Fatte le debite proporzioni in lei sembra celarsi qualcosa delle geometrie di Martina Hingis e dell’algida ed impassibile classe di Chris Evert. Solo per questi motivi meriterebbe un 10 e lode a vita; che per correttezza le verrà tributato quando, finalmente, trionferà in uno Slam.

 

ANGELIQUE KERBER voto: 6. Deludente. Non ha certo un ‘braccio d’oro’ la tedesca, però ci aveva abituato a tutt’altri match, per lo meno sotto al profilo caratteriale. Dopo due match giocati in sordina, già al terzo turno, contro Madison Keys, ha rischiato di trovarsi trascinata in un terzo set che, molto probabilmente, si sarebbe rivelato letale. Ma se nel match che l’ha vista opposta alla promessa a stelle e strisce, Angelique ha comunque trovato punti pesanti facendo leva sul suo diritto mancino, negli ottavi ha lasciato via libera alla Makarova senza mai entrare in partita e le volte che ha messo i piedi sulla riga di fondo si contano sulle dita di una mano. Se non ritroverà presto la condizione fisica per la Kerber si prefigura un 2013 in salita.

 

SVETLANA KUZNETSOVA voto: 7. Ex numero due del mondo, trionfatrice agli Us Open 2004 ed al Roland Garros 2009, la Kuznetsova è reduce da un infortunio e, prima ancora, da alcune stagioni buttate alle ortiche. Scivolata oltre il settantesimo posto del ranking, da purosangue quel’é, la russa ha ripreso ad allenarsi è dimagrita ed ha giocato uno splendido torneo. Al di là della vittoria su Caroline Wozniacki, dove ha chiuso 26 volée su 28 discese a rete, è stato soprattutto durante il primo set contro Victoria Azarenka che ha dato l’impressione di poter tornare, se non quella di un tempo, una stabile top ten.

 

ANA IVANOVIC voto: 6,5. Dopo un primo turno agevole, Ana ha raddrizzato un match di rara bruttezza contro la Chan. E solo fin qui, la Ivanovic di qualche tempo fa, si sarebbe ritrovata con un piede già in aeroporto. Nel derby contro Jelena Jankovic, ed è cosa nota di quanto siano infimi gli scontri tra connazionali, è scesa in campo da favorita ed ha vinto senza sbavatura alcuna. Agli ottavi le è toccata la Radwanska e, siccome la polacca di regalare punti proprio non ne vuole mai sapere, ci ha pensato la splendida Ana a movimentare un po’ la situazione tirando a mille, chiudendo poco, sbagliando tanto e sprecando ancor di più. Un discreto torneo a cui è mancato l’acuto.

 

SAMANTHA STOSUR voto: 4. L’australiana proprio non riesce ad evitare di complicarsi la vita, anzi sembra sempre impegnarsi al massimo affinché persino le cose più semplici diventino difficilissime. Impossibile dire se riuscirà mai ad uscire fuori da questo ‘cul de sac’. Di sicuro non basterà andare in palestra. Urge uno sciamano stile ‘King George’ del film ‘Australia’.

 

LAURA ROBSON voto: 6. E’ senza dubbio una promessa e l’anno scorso ha indiscutibilmente giocato un ottimo US Open. Eppure è mia umile e forse sbagliata opinione che le aspettative sulla diciannovenne britannica andrebbero un po’ ridimensionate. Senza scomodare Monica Seles, Steffi Graf, Venus e Serena Williams (che alla sua età avevano già vinto degli Slam), Miss Robson non è nemmeno una Clijsters (che a diciotto anni era finalista al Roland Garros ed a diciannove ha vinto il Master). I paragoni sono sempre antipatici ma ogni tanto la ‘lettura dei risultati’ conseguiti in gioventù da altre campionesse può aiutare a delineare una ‘nuova promessa’. E, attualmente, Laura Robson vince a fatica contro una Kvitova spaesata e perde per due volte di fila, nell’arco di dieci giorni, contro Sloane Stephens. Rimandata ai prossimi tornei.

 

PETRA KVITOVA voto: 4. Il fatto che l’ex campionessa di Wimbledon e del Master 2011 sia dovuta ricorrere al terzo set per avere la meglio, al primo turno, su una Francesca Schiavone ormai irriconoscibile, rende l’idea del maelström all’interno del quale la ventitreenne ceca si ritrova trascinata da un anno a questa parte. La sconfitta subita per mano della Robson al termine di una maratona estenuante, non certo quanto a intensità di scambi, quanto per la caterva di errori senza senso che ha scandito il match; completa il quadro desolante. La dieta sta iniziando a dare i suoi frutti, ma è la testa che andrebbe davvero calibrata a puntino.

EKATERINA MAKAROVA voto: 7. Anno scorso ha mandato a casa Serena, quest’anno ha regolato Marion Bartoli ed Angelique Kerber. Seppure la francese e la tedesca messe insieme facciano (forse) una Williams al 30%, la russa è prevalsa in due match dove non partiva favorita ed ha raggiunto, meritatamente, i quarti. Un incontro caratterizzato da incessanti capovolgimenti di scena quello vinto sulla Bartoli, un ottavo di finale a senso unico quello ottimizzato ai danni della Kerber. Lo stop impartitole da Maria Sharapova era inevitabile.

 

BOJANA JOVANOVSKI voto: 7. Non era mai riuscita ad andare oltre al secondo turno in uno Slam ed essere riuscita ad issarsi fino agli ottavi è già di per se’ un gran passo avanti per la ventunenne di Belgrado (più un 92’ che un 91’ dato che è nata il 31 dicembre). Ha superato un primo turno al terzo, si è sbarazzata di Lucie Safarova, ha contenuto l’eterna Kimiko Date fino a cedere il passo 7-5 al terzo dalla rivelazione del torneo Sloane Stephens. Non ha grandi variazioni il tennis di Bojana e più di così non poteva proprio fare.

 

MADISON KEYS voto: 6,5. Diciassette anni, un gran servizio, due fondamentali che probabilmente hanno finora espresso il 50% del loro potenziale ed il sorriso sulle labbra pronto a sdrammatizzare le tante, troppe, occasioni sprecate durante il match contro la Kerber. Sistemati una miriade di tasselli inerenti alla gestione del match, Madison Keys diventerà un osso duro per chiunque.

 

SARA ERRANI E ROBERTA VINCI: 9. Un voto complessivo per riassumere il deludente torneo in singolare bilanciato dal trionfo in doppio. Sara Errani è scesa in campo con un bel peso sul groppone: testa di serie numero 7 e quarti da difendere. Al primo turno, contro Carla Suarez Navarro è scesa in campo scarica, ferma sulle gambe e la palla proprio sembrava non volerne sapere ad andare oltre alla riga di battuta. Una sconfitta che ha fatto gridare allo scandalo perché anno scorso la romagnola aveva abituato troppo bene i fan italiani. In condizioni ‘normali’ Sara deve sudarsi ogni match e una sconfitta con la Navarro non è poi così disonorevole. Roberta Vinci ha superato due turni facili, facili, prima di sciupare un match point e perdere contro Elena Vesnina. E forse pure nel suo caso, non bisognerebbe giudicare la sconfitta con toni troppo severi. Il voto è giustificato dalla vittoria in doppio, la terza in una prova dello Slam. Un grande risultato, impreziosito ancor di più per aver prevalso, nei quarti, su Venus e Serena Williams. Va riconosciuto che le due americane hanno probabilmente giocato una delle peggiori partite della loro sfolgorante carriera, ma almeno questi Australian Open sono finiti nella bacheca delle azzurre.

 

CARLOS RODRIGUEZ voto: 10 e lode. E’ a questo coach fuori dal comune che va l’unico punteggio pieno. Carlos Rodriguez, l’uomo che ha creato Justine Henin (e solo per questo gli impianti sportivi di tutto il mondo dovrebbero dedicargli un monumento) e che è riuscito a rigenerare Na Li. Lo ‘schiavista’ che crede nel duro lavoro, quasi che risultati e sacrifici fossero una sorta di equazione matematica, che non concede sconti, che impone la sua mentalità prima che in campo fuori dal rettangolo di gioco, nel quotidiano. Ma anche l’uomo dallo sguardo impenetrabile e dal sorriso raro ma raffinatissimo, che durante l’intero torneo ha incitato Na Li dai box, lasciando trasparire la stessa umanità di quando, il 14 maggio 2008 era scoppiato in lacrime durante la conferenza stampa in cui Justine Henin annunciò il suo primo addio al tennis. Carlos Rodriguez sarà di sicuro soddisfatto della finale raggiunta dalla sua nuova e non più giovane pupilla. Eppure già me lo immagino rimproverare a Na Li di aver sprecato qualche palla break di troppo, qualche punto che, nonostante gli infortuni, forse le avrebbero permesso di alzare il trofeo. D’altronde Carlos Rodriguez ha sempre preteso la luna, ma con lui la luna sembra sempre essere ad un palmo di mano.

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un Commento

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.