LE PAGELLE DEGLI UOMINI. WAWRINKA È L’EROE

Fatta eccezione per la prestazione dello svizzero (nel bene) e per la delusione di Del Potro (nel male) l’Australian Open che si è appena concluso non ha riservato particolari sorprese.

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Tennis. Gli Australian Open si sono conclusi con il trionfo di Novak Djokovic e noi proviamo a stilare le pagelle dei protagonisti del torneo.

NOVAK DJOKOVIC: 9. Fatta esclusione per l’estenuante match contro Wawrinka che avrebbe potuto perdere e che, col senno di poi, rappresenta forse il momento (almeno agonisticamente) in cui ha davvero conquistato questo Australian Open, il torneo del serbo è stato all’insegna della netta superiorità sugli avversari. Superata la difficoltà con lo svizzero, arrivare in finale è stato quasi un gioco da ragazzi, imponente l’umiliazione riservata a David Ferrer in semifinale. C’è stato un momento durante la finale, alla fine del primo set, in cui è sembrato in difficoltà ma Nole è come un gatto che se muore una volta ha ancora sei vite da giocarsi. Gliene è bastata una sola per battere un Andy Murray che dall’episodio della piuma ha iniziato a calare sensibilmente. Impressionanti le sue capacità di recupero, anche in questo 2013 dovranno tutti vedersela con lui.

ANDY MURRAY: 8. Che il suo percorso fino alla semifinale sia stato piuttosto agevole (anche il virtù dell’uscita prematura di Del Potro che era sulla sua strada) è un dato di fatto. Ma che nel match contro Federer abbia dimostrato quanto sia imponente la sua crescita, sia tecnica che mentale, in questi ultimi mesi è qualcosa che non può essere messo in discussione. Con un servizio solido, Andy Murray diventa un giocatore impressionante, persino letale. In finale paga un evidente calo fisico (la semifinale contro lo svizzero è arrivata al quinto set mentre Djokovic ha avuto gioco facilissimo di Ferrer) e di concentrazione al terzo set che gli hanno impedito di far fronte all’evidente crescita di Nole. Forse non è ancora pronto per battere un Djokovic così micidiale, ma sembra aver definitivamente (e finalmente) preso la strada giusta.

STANISLAS WAWRINKA: 8. Vero eroe di questi Australian Open, ha sottoposto Djokovic ad un incontro lunghissimo e snervante e rischiando di vincerlo per davvero. Si parla troppo spesso della sua poca simpatia, eppure Stan é un giocatore raffinato (il suo é uno dei rovesci piú belli del circuito) e dalla potenza fisica importante. Per via degli sforzi profusi avrebbe meritato di accedere ai quarti ma dall’altra parte c’era Novak Djokovic, non uno qualunque. Dopo quella contro Tsonga all’ultimo Roland Garros, un’altra maratona finita con una sconfitta e con qualche sincera lacrima. Peccato, sarebbe stato un outsider di lusso.

ROGER FEDERER: 7,5. Con tre giochi su quattro vinti al tie-break nelle ultime due partite (entrambe finite al quinto set), Roger Federer ha dimostrato che quella della sua incapacità di reggere un match da cinque set è una bella favoletta da raccontare ai bambini. Senza perdere un set fino ai quarti, nel match contro Raonic lo svizzero è stato implacabile al servizio. Dai quarti contro Tsonga, Roger l’ha perso e con esso concentrazione e precisione. Se poi in semifinale ti trovi davanti uno come Murray che proprio su quel fondamentale è in giornata di grazia, ecco che diventa difficile andare avanti, che tu ti chiami Roger Federer o meno. I detrattori che da un bel pezzo sostengono che sia un “vecchietto” si mettano l’anima in pace: per battere un Federer falloso ed impreciso in semifinale degli Australian Open sono serviti cinque set e un Murray dai numeri impressionanti. Da 35 Slam arriva almeno ai quarti di finale, bisogna solo inchinarsi.

DAVID FERRER: 7. Un altro Slam che è la fotografia precisa della sua carriera: “Ferru” riesce a battere chiunque, tranne coloro che gli sono sopra in classifica. Coriaceo, generoso come sempre anche quando ha davanti un Djokovic che lo sta letteralmente umiliando. Il suo non sarà un tennis vario né bello, ma la volontà e la grinta hanno reso la sua una carriera comunque grande. Ricorderemo senz’altro il quarto con Almagro, dove ha portato al quinto set e poi capovolto un match in cui il suo avversario ha servito ben due volte per chiudere.

NICOLAS ALMAGRO: 7. Un mezzo punto in più va considerato perché il quarto di finale raggiunto è il suo miglior piazzamento in carriera all’Australian Open ma deve mordersi i gomiti per come è riuscito a gettare al vento la partita contro Ferrer, persa al quinto dopo aver avuto l’opportunità di servire due volte per il match nel quarto set (sul 5-4 e sul 6-5). Con quel tie-break si è visto cancellare il sogno della semifinale.

JO-WILFRIED TSONGA: 6,5. Anche qui un mezzo punto in piú per via della sua incredibile simpatia e della sua straordinaria capacità di non prendersi mai sul serio, anche se un po’ di freddezza potrebbe renderlo vincente. Sulla carta non era facilissimo battere Gasquet agli ottavi, ha dovuto cedere ad un non brillantissimo Federer ai quarti anche per via dei suoi cronici limiti tecnici (in particolar modo il rovescio) e della sua concentrazione altalenante. La sensazione é che di treni ne siano passati molti e Jo non ne abbia preso ancora uno.

TOMAS BERDYCH: 6. Il limiti del ceco sono noti e in questo Australian Open si è comportato secondo le aspettative: finché l’avversario è più modesto non ci sono problemi, poi incontri Djokovic ai quarti ed ecco che è grasso che cola se riesci a strappargli un set. Troppo prevedibile, incostante e privo di angoli il suo tennis per poter impensierire chi gli sta sopra in classifica.

RICHARD GASQUET: 5,5. Eterno incompiuto dal talento cristallino, le sue speranze di andare avanti si infrangono contro il connazionale Tsonga agli ottavi. Forse avrebbe potuto fare qualcosa di più, ma che il numero dieci del mondo esca agli ottavi di uno Slam può essere considerato ordinaria amministrazione.

JANKO TIPSAREVIC: 5. Costretto al ritiro per un problema al piede agli ottavi contro Almagro, fino a quel momento aveva sofferto più del necessario arrivando al quinto set sia al secondo turno contro Lacko, sia al terzo contro Benneteau, entrambi giocatori di classifica più bassa. Il solito onesto lavoratore (due quinti set consecutivi possono essere letali nel caldo di Melbourne) ma risulta davvero difficile pensarlo in top ten ancora per molto tempo.

JUAN MARTIN DEL POTRO: 4. E’ il più titolato a rappresentare il dopo-Fab Four eppure più passa il tempo e più il suo US Open vinto nel 2009 sembra essere stato un caso fortuito piuttosto che un’autentica dimostrazione di talento. Senza più la scusante dell’infortunio al polso, Palito dovrebbe finalmente fare il salto di qualità ma non ci riesce, deludendo continuamente le aspettative anche a causa della lentezza del suo gioco, veramente pericoloso solo col dritto e troppo limitato. Il fatale match con Chardy lo vede in recupero da 0-2 a 2-2 ma è costretto a cedere al quinto, rendendo più agevole la strada a Murray. L’etá é dalla sua parte ma deve svegliarsi presto.

GLI ITALIANI: 5. Ad alzare il voto c’è il solo Andreas Seppi, giunto agli ottavi, che non ha saputo approfittare di Jeremy Chardy (giocatore battibile) nonostante gli avesse strappato il primo set. Per il resto, un’ecatombe: il solito schizofrenico Fognini esce al primo turno contro Roberto Bautista Agut, giocatore a lui inferiore in classifica, arrivando al quinto set perdendo il primo 6-0 e il quinto 6-1. Male anche Volandri e Bolelli, sfortunati nel sorteggio contro Simon e l’emergente Janowicz. Subito fuori anche Lorenzi e Cipolla, rispettivamente contro Anderson e Kamke. Il tennis italiano ha ancora molto, moltissimo su cui lavorare.

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